Ritorno alla Cumiona?

 

La Cumiona è un pianoro sovrastante Vergano e Santo Stefano, oggi quasi tutto gerbido ma che solo 20 anni fa era rigogliosa di vigne.

Questo lembo di terra  è circoscritto da due deflussi torrentizi che sono il Sizzone di Maggiora e il Sizzone di Vergano (in realtà il vero nome è Pergallo) e a nord dalle montagne che accompagnano il Monte Fenera.

Comignona o Cumiona sono i toponimi  trovati negli scritti, mentre nel dialetto viene chiamata Camiuna o Cambiuna, comunque sia l’etimologia del nome significa “comunione”;infatti è la trasformazione del termine medievale Comunìa o Communalia, ovvero il diritto di sfruttamento da parte della popolazione di un territorio ad uso collettivo.

Questa terra apparteneva alla “Communitas Burgimanerij” oggi diremmo territorio comunale e aveva come scopo l’utilizzo comunitario dei pascoli e della raccolta di legna (diritto erbatico di compascua e legnatico).

Presso i documenti della Fondazione Molli, sono registrati degli atti con i diritti di compascua, ovvero di pascolo su questo territorio, datati intorno al 1150 “vendita di un prato de Comignona”. Anche presso i Walser, negli alpeggi della Valsesia e dell’arco alpino, esistevano i diritti di erbatico per quanto riguardava i pascoli.

Il 1342 è la data in cui viene citato “l’istromento di divisione” di questo territorio venduto da Borgomanero alla Comunità di Rasco, con qualche controversia con il comune di Maggiora.

In tale documento la Comunità di Borgomanero vendeva parte dei suoi territori montuosi a nord-ovest posti nella zona del Musocco,alla comunità di Rasco ed è in questo frangente che viene citato il pianoro della Cumignona.
Il monte Musocco ora è chiamata Cima Misocco, posta tra la vallata del Sizzone di Maggiora (Cappelle , mottotondo) e la Vallata di Castagnola (in prossimità di San Bernardo alla Castagnola)

Questo territorio dunque serviva per i pascoli, per fornire legna alla popolazione ma nel 1673 la Comunità di Borgomanero aveva deciso di vendere parti della brughiera e dei boschi, al fine di raccogliere soldi da utilizzare per l'ampliamento della Collegiata di S.Bartolomeo.
Numerose persone avevano accettato la proposta di acquisto, sotto forma di enfiteusi perpetua, con lo scopo di rendere questo terreno fertile e produttivo, roncando e piantando vigneti.
A questa vendita si opposero i massari delle Cassine di Vergano-Sotto sostenendo che gli Statuti di Novara  non permettevano l'alienazione dei beni della comunità senza il consenso di tutti gli aventi diritto.

Venne promossa una causa portata davanti al pretore del Borgo e successivamente al senato di Milano.
Nel mese di agosto, la questione venne formalizzata con un lodo marchionale, nel quale si riconosceva il diritto dei massari all'uso dei terreni, ma che costoro (i massari  d'Varganbas) dovevano corrispondere alla Comunità l'importo equivalente a quanto avrebbero sborsati i privati: Li Massari habbino pagar per una volta tanto alla Fabrica della nostra Parochiale scudi trecento, con che , detta Comignona si lasci per sempre nel stato in cui si trova
Quindi i massari di Varganbas si trovarono a pagare un riscatto (una tantum) per godere dei beni di cui già usufruivano. Questa  alienazione avvenne solo decenni dopo ed è per questo che i nostri antenati  acquistarono questi terreni per trasformarli in vigneti.

Sul  territorio sono presenti piloni votivi e alcune costruzioni molto vecchie che hanno un riscontro storico, come l’oratorio di San Pietro posto lateralmente alla base del colle omonimo che in passato fu utilizzato come lazzaretto per la lebbra e la peste.

Questo oratorio era citato come “oratorio fuori il borgo dove non si celebrava messa” nelle visite pastorali dei vescovi di Novara.

E  nel 1649 il vescovo Antonio Tornielli  ne ordinava il restauro avvenuto solo vent’anni dopo nel 1669.

Borgomanero veniva elogiata negli annali dello stato sabaudo come città circondata da rigogliosi vigneti “Le vicine collinette, a cui si va per comode strade , sono tutte ben coltivate. Sul rialto detto Cumiona trovasi una cava di caolino , molto acconcio a fare stoviglie, di cui in ogni anno si mandano a Milano più migliaja di quintali.”

Come sopraccitato l’estrazione autorizzata del caolino nelle zone mineraria della Cumiona è datata  1832 e ancora  oggi  viene estratto.

 

Il vino era considerato merce da vendere o barattare perché prodotto dalle copiose viti di questa terra  e gli anziani raccontano di  file interminabili di carri e barocci trainati da mucche e buoi  tornavano alla sera nelle giornate settembrine carichi di tini d’uva.

Anche a quei tempi esisteva un controllo del territorio allora affidato alla figura del “camparo”  ( al campé dla vigna) che controllava i vigneti prevenendo eventuali ruberie.

Campari delle vigne –San Pietro Comignona (Photo Dott.Ignazio Fornara)

 

Le strade della Cumiona erano lastricate di sassi e tenute in ordine dagli utenti  come oggi avviene per le strade asfaltate  per favorire il transito di questi carri.

A differenza di altri lavori campestri, la vendemmia era vissuta come un momento “felice” non solo perché si poteva raccogliere  il prodotto di tanta fatica, ma soprattutto perché  l’intera famiglie si ritrovavano a vendemmiare, cantando e consumando tapulone con patate fritte e schiacciate in mezzo alla natura  e di fatto questo era il miglior momento di “festa” comunitaria.

 

Oggi la Cumiona è abbandonata ed è tornata gerbida come alcuni secoli fa. Il bosco è avanzato portando un’umidità ed un micro clima non favorevole per gli ultimi appassionati che qui coltivano ancora la vite.

Claudio Zanetta  insieme alla sua famiglia vi abita e pascola le capre: essi sono la parte vivente di questo pianoro. Non so che cosa abbia spinto loro ad isolarsi qui ma sicuramente la ricerca di una vita più  “genuina” è stata la molla iniziale.

 

Quale futuro per la Cumiona?

 

C’é  rammarico nel vedere quel che rimane dei vigneti, fagocitati dal bosco ma c’è la certezza che arriverà un tempo in cui la terra tornerà ad essere un valore da “coltivare”.

Se pensiamo che tutto sia storia e tutto sia ciclico, 3-400 anni or sono quello che era gerbido è stato dissodato e coltivato, per tornare ad essere gerbido.

Dobbiamo quindi aspettarci periodi di ...ritorno alla Cumiona, anche solo per piantare alberi da frutto ma l’importante è tornarci.

Fornara Pier Luigi - Fornara Gregorio