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la Coco Chanel da Varganbas. La quiete dominava incontrastata sulla frazione; solo il suono
delle campane o dell'orologio quando scandiva l'ora si imponeva sul silenzio che
dalla campagna aleggiava tutto attorno. Ohè! Al cadrigàaaat! - Pèli
e strasci dòni! oppure Aghè al magnoooc!
cioè era arrivato
l'impagliatore di sedie, chi raccoglieva pelli di coniglio oppure lo stagnino
per le pentole bucate dal fuoco a legna e poi altre ancora come per esempio:
“L'è chi al mulitta( l'arrotino) Spazzacamin dòni
oppure
Aghè al murnèee!
per la
consegna del frumento o granoturco da trasformarsi in polenta o farina che
avrebbe riportato la settimana successiva.
Tra queste persone noi oggi vogliamo qui parlare di una in particolare, la signora Clara Fornara, classe 1910 coniugata prima Savoini e poi Zaninetti a tutti nota come “la Clarik”, con atelier, pardon “bottega”, nel caseggiato sotto la collina del Colombaro , zona nota come “ il Cör”.
Una bella signora, affabile, energica, sorridente e loquace: non poteva essere
altrimenti sia perché anche allora i clienti bisognava coccolarli sia perché in
quelle due stanze vecchie poste una sopra l'altra col pavimento in legno
lavoravano, o meglio imparavano il mestiere, dalle 10 alle 20 ( durante il
periodo delle vacanze ) ragazzette di tutto il paese e dintorni che si
raccontavano tutto quello che accadeva dentro e fuori Santo Stefano. Tanta gioventù impegnata sia perché desiderosa di imparare a cucire sia perché erano tanti i clienti che si rivolgevano alla “Clarik” per farsi l'abito ma non come intendiamo oggi: allora si facevano fare le tute per il lavoro, i pantaloni di fustagno si reggevano in piedi da soli talmente spessa era la stoffa ci dice Giorgio Carbonati , l'altro apprendista maschietto che ne ha poi proseguito l'attività; erano grembiuli per il falegname, si rigiravano gli abiti dei padri per adattarli ai figli e finalmente qualche “müda” (vestito nuovo ) da usare nelle grandi occasioni quali matrimoni , cresime o comunioni. Mediamente occorrevano 40/50 ore per fare un vestito completo
e quello che a noi sembra la parte più difficile, cioè il taglio della stoffa in
realtà essa non è paragonabile alla cura ed al tempo impiegato nella cucitura
delle pezze che nel loro assemblaggio richiedono centinaia e centinaia di punti
per allestire un bel vestito. Dal suo “atelier” passavano clienti di tutte le
categorie : dal prevalere iniziale dei muratori e contadini si passa poi
verso gli anni '50 ai negozianti, commercianti e rappresentanti: “ ricordo che
una volta dovemmo preparare un abito nuovo in giornata per un cliente che
l'indomani l'aveva bisogno. Siamo rimasti a lavorare tutti fin dopo la
mezzanotte ma al mattino seguente l'abito era pronto” dice ancora Carbonati. La stoffa veniva acquistata direttamente dalla signora “Clarik”
che, per niente timorosa, si recava fino a Biella in bicicletta e
tornava alla sera con il pacco delle pezze legato al portapacchi: “ Era stoffa
bella, di qualità, bella da lavorare” ricorda con Alla domanda: Ma voi consigliereste ancora ai giovani d'oggi di imparare questo
mestiere? entrambi hanno una sola risposta: Si! purché abbiano la passione. La
clientela anche oggi non mancherebbe, è vero che non c'è più la fila dal sarto
per farsi fare il vestito ma ci sono ancora persone che o per ambizione o per
costituzione fisica preferiscono farsi fare l'abito su misura. Certo ci vuole
passione, costanza e sacrificio per imparare questo mestiere, non bisogna avere
fretta di dirsi “arrivato!” perché i segreti sono molti. E nemmeno bisogna presentarsi a suonare il campanello e come prima domanda: Ma quanto mi da? perché si partirebbe subito col piede sbagliato mettendo in evidenza l'aspetto economico e non la voglia di imparare. Le soddisfazioni economiche e professionali arriveranno per quelli che avranno saputo assorbire l'esperienza ultra cinquantennale di questi maestri e l'avranno adattata alle nuove tendenze. Bisogna sapersi ricavare delle nicchie di eccellenza come hanno fatto alcuni artigiani locali, per esempio, nel campo della ristorazione. Perciò ai nostri giovani in cerca di lavoro diciamo: Coraggio, non lasciate inesplorata questa strada che si presenta di non facile percorrenza ma alla fine potrebbe regalare tante soddisfazioni
La signora Clara quando si ritirò dal lavoro
si trasferì a Roma presso il figlio Carlo, funzionario del nostro
ministero degli esteri distaccato presso
Pier Luigi Fornara - Gregorio Fornara |