“..Habitatores Capsinarum Sancti Stephani in Burgomanerio..”

 

I nostri antenati erano contadini definiti “Massari” per le famiglie possidenti di Borgomanero, Molli, Majoni, Rossignoli, Rossignano e anche  la potente famiglia Tornielli, di cui il Castello di Vergano ne è la vestigia storica locale.

 

Le terre messe a coltura erano gestite e coltivate da chi poi si stabilì costruendo ed abitando le prime “cassine” chiamate di Vergano Sotto.

Quindi la storia di Santo Stefano o semplicemente “Varganbàs” è fatta di una silenziosa crescita costruita sulla fatica e sul sudore, di chi lavorava la terra. Da massari a poco a poco diventarono fittuari (enfiteusi), fino a diventarne proprietari. Si parla di 200 pertiche Novaresi di possedimenti che equivalgono a 15,5 Ettari di terra, per quelli che negli atti notarili veninano definiti:

 

“..Habitatores Capsinarum Sancti Stephani in Burgomanerio.”

abitanti delle Cascine di Santo Stefano di Borgomanero.

 

Ad esempio nei nomi degli affittuari dei terreni della collegiata, figurano Andrea ed Jacomo del Fornaro di Santo Stefano.(siamo nel 1617).

Anche la trasformazione nella dicitura di Cassine di Vergano Basso a Cassine di Santo Stefano, implica un’ evoluzione demografica e geografica del microcosmo cascinale di allora.

 

L’ aumento di popolazione determina la  crescita di altri “cascinali” che perdono la fisionomia di cascina per diventare “corpi di case” e la disposizione geografica si amplia verso Borgomanero.

Sorretti da una forte e solida fede religiosa costruiscono la prima chiesa e la dedicazione  a Santo Stefano Protomartire,  fa cambiare il nome di appartenenza ai nostri antenati. Da quella data scrive il sacerdote Don Giuseppe Fornara, verrà chiamata  Borgata o Cassine di Santo Stefano (nel 2010 cadono i 300 anni di edificazione -3 secoli).

Nei dintorni di Santo Stefano e Vergano, l’edificio più vecchio di datazione, è l’oratorio di San Martino,costruzione ormai integrata nel contesto urbano e non riconoscibile come tale.

 

“Ecclesia Sancti Martini de Vergano”

 

L'oratorio appare in un documento del 1225, nel quale si precisa che, di fronte alla chiesa, era posto il "termine" che segnava i confini fra le pievi di Cureggio (a sud) e di Gozzano (a nord) alla quale apparteneva.

 Scriveva il notaio novarese Giovanni da Veruno il 19 dicembre 1225 nell’atto di registrazione, per ordine dei Canonici di San Giulio : “Il territorio e la curia di Cureggio si estende in questo modo: ha inizio due lance al di sotto del fossato del borgo, ove esisteva una pietra di confine, e prosegue verso mezzogiorno”. Altri testimoni sostennero che molte volte “avevano sentito dire dai loro genitori che il territorio di Cureggio giungeva sino ad un termine posto dinanzi alla porta della chiesa di San Martino di Vergano, al là del sentiero che si congiunge ad oriente con la strada di Gozzano, sino al mulino dei Patarini, ed a sud al territorio di Marzalesco”.  (tratto dalla storia di Cureggio)

 

Ma se nei primi del ‘200 c’era quest’oratorio di appartenenza alla comunità di Vergano ed il suo castello fu costruito almeno 100 anni dopo, significa che tale Comunità era già insediata, e quindi la sua datazione potrebbe ripercorrere quella di Burgi Sancti Leonardi ovvero l' XI° Sec. e se così fosse, i vari cascinali  dispersi nella piana del territorio di  Burgimanerji potrebbero anch’essi avere la stessa datazione anche se le murature e le costruzioni, rimandano al 1400.

 

Il De Vit riprende tale situazione scrivendo :

 

Questa è la chiesa di San Martino. Essa era l’antica Cappella o parrocchiale del luogo  di Vergano  in questi tempi pieve di Gozzano. Ad essa dovevano concorrere le popolazione di Vergano Sotto, o più propriamente Cassinale di S.Stefano.([1]) che oggidì forma parte del territorio di Borgomanero,  coi cassinali vicini. Con l’erezione della nuova chiesa, l’antica rimase  abbandonata sicché  poi venne  assegnata al territorio di Borgomanero probabilmente nel XIV secolo, ed eretta a Priorato, chiamato dell’Elemosina di S. Martino.

 

“La pianura all’intorno del Borgo era campagna rasa nei secoli scorsi, né a cagione delle guerre si pensò  mai di edificarvi  alcuna casa d’abitazione: solo la pietà dei fedeli a quando  v’innalzava  qualche chiesa od oratorio.Però a poca distanza dal borgo ci sono quattro borgate  minori chiamate colonie ed ora cantoni che ricevettero il loro nome dai santi titolari delle chiese ivi erette.

La principale è quella di Santa Cristina altre volte chiamata Torre di Caristo, a un miglio poco più di distanza dal  Borgo. A tramontana (Nord) presso l’Agogna  è la borgata San Marco, nella cui chiesa molto antica si radunavamo ancora lo scorso secolo (1700 circa) i vicini “massari”  o capi famiglia, nei giorni di festa per insegnare la dottrina cristiana ai fanciulli.

A ponente (Ovest) quella di Santo Stefano , volgarmente chiamata “Vergano Inferiore”, per distinguerla dal Superiore  posto in collina; e finalmente  in mezzo alle due,  è quella di Santa Croce,  conosciuta nelle antiche carte come Colonia D.D.  Plotorum, perché appartenenti alla famiglia de Piotti, corrottamente chiamata Cascine Pelozze. (Cassin’Plozza).”

 

Dalle devastazioni delle guerre, l’afflusso di molte famiglie provenienti dal villaggi distrutti, aumentò la popolazione del Borgo. Numerosi terreni vennero messi a coltura, da vigneti nella zona collinare ai campi di segale e miglio. Nasce così l’economia agraria ovvero il prodotto dei campi non serve solo per la sopravvivenza ma diventa un bene commerciabile.

Questo sviluppo agricolo è documentato con il sorgere di quattro chiese campestri intorno al 1300, tra cui San Bernardo e San Pietro.

 

L’oratorio di San Bernardo è stato costruito dai Borgomaneresi sotto la collina del Colombaro, come voto  ed intercessione a Santo Bernardo da Mentone, a ricordo del flagello delle locuste ed i danni causati alle campagne avvenuta  nel 1364.

 

“L’oratorio di San Pietro è al di là del torrente Sizzone, nella regione chiamata Cumiona. Si trovano memorie di esse molto antiche , ed è fama che  ne’secoli scorsi  servisse per gli appestati. Si crede che  questa chiesa sia  situata nell’antico territorio del Mosocco  stato poi unito al territorio di Borgomanero e ricordato fino all’anno 1342.

In origine la chiesa di San Pietro, si trovava sulla collina chiamata Motto S.Pietro o Colle S.Pietro, misurava 6 x 5 attualmente non rimane nessuna traccia di essa. (ndr.Essendo eredi di questi terreni e dell’attuale oratorio, è nostra memoria ricordare effettivamente dei resti in cima al colle, non sapendo che si trattasse di questo). E’ stata poi ricostruita e riconsacrata come dagli atti della visita pastorale del Vescovo Antonio Tornielli nel 1649.

 

Cumiona

La Cumiona o Comignona , è un rialto collinare ad Ovest di Borgomanero sopra l'abitato di Vergano e S.Stefano, dove oltre ai vigneti e prati,  erano insediate delle Cave di feldspato caolino, utilizzato per la produzione di stoviglie; ne ottenne privilegio di estrazione con documento del 24 maggio 1832 Agapito Magistrini. Tuttora, continua il lavoro di estrazione “mineraria” ad opera della famiglia Savoini di S.Stefano.

 

Alcune informazioni sulla Comignona sono databili fin dal 1150 , in documenti presso l’archivio Molli, dove è registrata la vendita “..de prato de Comignona ..”.. essa, doveva appartenere alla comunità rurale che ne godeva i compascua. Tale termine identifica il diritto di utilizzo del pascolo su terre comuni.

Questa lingua di terra, rappresentava il collegamento naturale verso  l’attuale Valduggia e i vari paesi dislocati come la Comunità di Rasco,  citata nei documenti di vendita tra Borgomanero ed essa.

Come accennato questo territorio, apparteneva a tutta la comunità borgomanerese e quindi , i vari massari, pastori ed altri utilizzavano i terreni per pascolare gli animali, raccogliere legna ed altro. Nel 1673 la Comunità (oggi diremo il Comune) aveva deciso di vendere parti della brughiera e dei boschi, con lo scopo di raccogliere soldi da utilizzare per l'ampliamento della Collegiata di S.Bartolomeo.
Numerose persone avevano accettato la proposta di acquisto, sotto forma di enfiteusi perpetua, con lo scopo di rendere questo terreno fertile e produttivo, roncando e piantando vigneti.
A questo vendita si opposero i massari delle Cassine di Vergano-Sotto,sostenendo che gli Statuti di Novara, non permettevano l'alienazione dei beni della comunità senza il consenso di tutti gli aventi diritto. Venne promossa una causa portata davanti al pretore del Borgo e successivamente al senato di Milano.
Nel mese di agosto, la questione venne formalizzata con un lodo marchionale, nel quale si riconosceva il diritto dei massari all'uso dei terreni, ma che costoro (i massari in questo caso d'Varganbas) dovevano corrispondere alla Comunità, l'importo equivalente a quanto avrebbero sborsati i privati: Li Massari habbino pagar per una volta tanto alla Fabrica della nostra Parochiale scudi trecento, con che , detta Comignona si lasci per sempre nel stato in cui si trova.
Quindi i massari di Vergano sotto si trovarono a pagare una tantum per godere dei beni che già usurfuivano. Alcuni decenni dopo,questa fase di alienazione avvenne ed è per questo, che i miei antenati come molti massari di Vergano sopra e sotto, hanno potuto acquistare terreni per trasformarli in Vigneti.(Parliamo della prima metà dell'800)

Vergano Sopra

La storia di “Varganbas” è inevitabilmente posteriore e più giovane di “Vargan Sòra”, ovvero all’insediamento e all’origine di Vergano ed il suo castello.

 

Nel caso di Vergano, esisteva già un insediamento di casupole datate verso l' XI° Sec. e grazie alla sua ottima posizione si costruì anche il “Castrum” da cui si aveva il controllo a vista della piana sottostante ed anche di altri castri o torri di avvistamento, come la Torre di Buccioni e i resti del Castrum di Briga Novarese. Anche la torre campanaria della Collegiata di S.Bartolomeo veniva utilizzata come  torre di guardia.

 

Il castello di Vergano antico possesso e feudo di Casa Tornielli fu fondato da Giovanni  Tornielli  e vi abitarono già nei primi decenni del 1300.

Figli di questo Tornielli  furono Calcino e Robaldone.Questi erano stati nominati Conti  e signori di Arona da Lodovico Bavaro e vicari  imperiali nell’anno 1323 . Spogliati di questo feudo dai Visconti, Opicino Tornielli  figlio di Ribaldone, con l’aiuto di Giovanni Savio, che militava con il marchese di Monferrato, lo recuperò.

Spogliati per la terza volta da Facino Cane, conte di Biandrate, che nell’anno 1403 aveva confiscato quel castello per la camera ducale. Antonino Tornielli ottenne dal Duca di Milano di tornarne in possesso  con decreto dell' 8 febbraio 1413.

 

Viene riportata un’importante data dell’11 ottobre 1474 in cui gli uomini di Vergano Sopra  si riuniscono sotto la torre del castello,  per la nomina di un loro rappresentante ,in castro Vergani.

Il  12 agosto 1597 i Tornielli di Vergano edificarono la nuova chiesa  parrocchiale in paese, sotto il titolo di Santa Maria e San Francesco , e trasferirono il loro diritto di patronato nel' antica basilica di Santa Maria campestre dove c’era il vecchio cimitero.

 

E’ ipotizzabile che l’aumento di popolazione di Vergano Sopra, avesse come sfogo naturale l’insediamento nel basso ovvero in Mottoflorio , Baraggione e sotto la costa (ora S.Stefano).

Questa affermazione nasce dall'analisi che alcune famiglie residenti in Vergano Sopra, nel 1600 come i De Marco, Guidetti, Vercelli, Fornaro, Fracacino  li troviamo ora dislocati anche in Mottoflorio e Bararggioni,

La famiglia Fornara detta i Furné residenti dai primi del 900 in Mottoflorio, sono originarie di Vergano Sopra, tale Giuseppe Fornara  sindaco nel 1905 era un’antenato di questa famiglia.

La famiglia De Marchi detta Parghèt sono  residenti  in Baraggione e Mottoflorio.La famiglia Guidetti detta Filippii proveniva da Vergano sopra,poi insediatasi a S.Stefano.

Nel 1600 almeno due famiglie Fracazzini erano presenti in Vergano Sopra, ora li troviamo solo ed esclusivamente in S.Stefano

 

Gli abitanti di Santo Stefano per alcuni versi, sono lontani parenti  di Vergano Sopra. In passato con un certo folclore e non solo, ci si scherniva tra il popolo, con nomignoli tipo i Fasöi (fagioli) di Vergano e i Buascii o Peurui di S.Stefano.

Il Sac. Don Giuseppe Fornara, nel suo scritto del 1933, sostiene che la  dicitura buascii  ed anche peurui (pecore)  riproduceva la realtà contadina del tempo. Il raccogliere escrementi di animali (in dialetto buasce e da qui buascii) con lo scopo di utilizzarlo come concime oltre che pulire le strade, denotava arguzia e propensione a non trascurare nessun elemento utile alla vita quotidiana di allora.

Per il termine Peurui, non è dato a sapere se era legato ad allevamenti di tali animali o alla propensione docile e mansueta del volgo alle leggi del tempo e alla non ribellione di fronte a soprusi.()

 

Cassine

 

Le prime cascine insediate, erano le case del Cör (Cuore) e da lì costruirono sempre sotto la collina, verso nord nella attuale via Vergano (Careto e case Dom propriamente detto Canton Balic). Importante è far notare che il gruppo di abitazioni del Cör avevano la tipologia di costruzione a “Cascina Chiusa” , ovvero abitazioni disposte sui quattro lati con portone d’accesso ed il cortile centrale. Mentre nell’evoluzione del paese iniziano a perdere questa caratteristica, diventando “corpi di case”.I nostri antenati erano CONTADINI lavoratori di terre, non allevatori e le cascine avevano spazi per animali da cortile  e piccole stalle per animali utili alla campagna ed alla propria sopravvivenza come mucche, maiali, pecore, capre, galline etc).

La composizione muraria delle case, ci dice  che la datazione “presunta” delle prime cassine può essere collocata tra la meta del quattrocento e primi del cinquecento ovvero nel tardo medioevo.

In questi anni le Cassine di Vergano  insieme alle Cassine Plotorum (Santa Croce) alle Cassine Agogna(San Marco) e le remote Cassine di Caristo, formano un insediamento satellite nel territorio borgomanerese attorno  al “Borgo Franco”.

La particolarità di queste cascine, ora frazioni inglobate nel contesto urbano della città, è quella di essere caratterizzata dalla presenza di tribù famigliari con lo stesso cognome, tale da creare il binomio cognome-frazione.

Fornara-Zanetta  a Santo Stefano.

Cerutti-Cavigioli   a San Marco.

Zanetta-Cavigioli  a Santa Croce.

Giromini,Vercelli,Vicario a Vergano

Valsesia, Valloggia, Medina, Mora  a Santa Cristina

 

L'insediamento abitativo di S.Stefano,  dalla nascita fino agli anni 50 circa (per 500 anni),  è rimasto confinato tra la sottocosta del Colombaro e la via Franzi o il torrente Grua, lasciando un corridoio di terre coltivate, tra la frazione e la citta di Borgomanero. Nonostante la distanza dal centro cittadino fosse solo  di 1,5  km, questa  era già sufficiente a sentirsi "estranei" al Borgo.

Santo Stefano rappresenta la crescita di un microcosmo che si è tenuto IMPERMEABILE alle vicende storiche dei tempi, tant’è che la relativa distanza dal centro di Borgomanero ne ha decretato un certo isolamento riscontrato nella parlata dialettale, nei matrimoni tra compaesani, combinati (a volte consanguinei)  e nel mantenimento di una cultura per certi versi ermetica. A qualche anziano a cui ho chiesto informazioni di un tempo, stupito mi rispondeva: “..ti vori scirché que?” come a dire.. lascia stare il passato!

 

La popolazione.

 

In un censimento dei territori novaresi  fatto nel 1450 ad opera di Matteo Leone come referendario  di Novara per la famiglia Sforza , parla di:

Verganum XX Focholari et  Habet Castrum.” Vergano 20 focolari (famiglie) ed è presente un Castrum (fortezza,maniero)  senza alcun previlegio.

 Burgus maynerius CC focholari est fortalicium muraturam” Borgomanero 200 focolari è un fortilizio in muratura”.

 

Nel 1685 nella relazione di richiesta per un matrimonio “super consanguinitatem” in S.Stefano, si parla di 30 fuochi a ragione della ristrettezza di numero degli abitanti. (si può parlare di circa 160 abitanti).

 

Nel 1714 nella lista dei Capi Famiglia di Vergano Sotto redatto in occasione del Giuramento di Fedeltà ai Marchesi D'Este, Signori di Borgomanero, erano presenti 34 Famiglie (circa 200 persoe).

 

Nel 1758 dallo Stato delle Anime redatto in occasione della visita pastorale del vescovo Balbis Bertone, venivano segnalate:

Cassine di S.Stefano 350 anime per 55 famiglie.

 

Nel 1838 dal censimento Sabaudo nella Borgata di S.Stefano erano presenti 61 famiglie per 341 persone (cognomi prevalenti presenti Fornara, Zanetta, Cerutti, Savoini). In questo censimento vengono elencati anche i lavori svolti: Tutti contadini, (1 Sarta, 2 dello Spedale,3 carrettieri,2 militari, 1 falegname, 1 ex frate, 2 possidenti,…viene segnalato che alcune persone  appartengono a Vergano Superiore)[3]

 

Nel 1854  erano presenti in S.Stefano 72 famiglie (fuochi)  per 457 abitanti.

 

Nel 1931 registrati nello Stato delle Anime della parrocchia di S.Stefano di Borgomanero, erano presenti 1.388 persone comprensivo dei casali Colombaro,Fasana,Fasanino,Barbarana e Baraggione di qua.

Nel 1936 censimento nello stato delle anime della parrocchia di S.Sfefano senza casale Colombaro,Fasana,Fasanino e Barbarana erano 1200 persone, con le suddette cascine 1388 persone.

Nel 1957 le persone registrate nello stato delle anime diminuivano a 1.157 persone.

Durante  i vari censimenti feudali sui territori e il numero di persone soggette ai dazi, risulta che a Vergano nel 1450 contava 20 fuochi, nel 1677 contava 40 Fuochi mentre a Santo Stefano nello stesso periodo era di 30 fuochi circa, questa lenta crescita demografica era ormai in corso.

A causa delle guerre, carestie e della peste che con frequenza decennale compariva nelle contrade, hanno “estinto” diverse famiglie del Borgo, non si ha documentazione in tal senso riguardo la nostra “minuscola” terra.

 

Nei libri baptizatorum di Borgomanero abbiamo rilevato i cognomi ZANETTA, (zanetto) FORNARA (Fornari, del Fornaro,Fornarius).FRACAZZINI (Fracazzinus, Frachazino),SAVOINI,CERUTTi (Zeruto, del cerruto).

 

Nei libri baptizatorum di Vergano danno con frequenza i cognomi ZANETTI, (Zannetti) FORNARA  (Fornarii, Fornarius, Fornaro). GIROMINI (Giromini, Heromini,de Girominis ),SAVOINI (Savoino, Savoinus), DUELLA (Duelle, Duelli), GUIDETTI (Guidettus), CERUTTI (Ceruti, Cerutus), VERCELLI, DE MARCHI (De Marco, De Marcis), VICARIO, BERTONA.

(*) A Vergano si è rilevato che le famiglie VICARIO ora presenti massicciamente, non lo erano nel 1600.

 

FORNARA e ZANETTA sono i cognomi delle famiglie storiche  che hanno costruito il paese e la loro distribuzione geografica di esso era netta:  a Nord del paese le famiglie ZANETTA e a Sud le famiglie FORNARA. Questa netta distribuzione era una conseguenza dei terreni a loro assoggettati durante il lavoro di “massaro”.

I ZANINETTI presenti in paese arrivarono da Gozzano come i CERUTTI da San Marco, però i Cerutti dal Zuric e verosimilmente i Savoini arrivarono da Vergano Sopra

I Fornara erano presenti in Vergano Sopra e Vergano sotto, mentre i Zanetta in Santa Croce e Vergano sotto (fino al 1928 Santa Croce faceva parte del territorio comunale di Vergano Novarese)

 

Conclusioni

 

In questo momento le ricerche sull’origine degli antenati prosegue e non disperiamo di trovare il bandolo della matassa e scoprire chi furono i FORNARO e ZANETTO e gli altri di VARGANBAS.

 

Abbiamo scelto di scrivere queste brevi pagine di storia in INTERNET perché è uno strumento ormai diffusissimo e soprattutto fornisce l’ausilio di visualizzazioni ed elaborazioni grafiche, altrimenti impossibili su carta stampata. Inoltre gli scriventi di questa “poca storia” non essendo storici, possono aver commesso errori, riparabili in qualsiasi momento dovute alla ricostruzione di racconti e raccolte “orali” di persone anziane del paese.

La  storia “narrata” (facendo fede alla sua etimologia istòria=narrazione) è suscettibile di sfumature e di inserimenti personali, tali da poterne modificarne la veridicità, fondata su indizi e supposizioni che al momento possono essere opinabili.

 

Un grazie particolare va al Dott. Alfredo Papale che ha fornito informazioni e dati storici, che altrimenti non avremmo potuto scrivere in queste poche righe.

 

I nipoti dei “cassinari” di Santo Stefano.

 

Γρηγοριος

 


Bibliografie:

Vincenzo De Vit :“Memorie Storiche di Borgomanero e del suo mandamento” (1859/1880)

Alfredo Papale: “Santo Stefano fra memorie del passato e ricerca del nuovo

G.Andenna : “Andar per castelli.Da Novara tutt’intorno

Piero Zanetta: “Ad banchum juris Burgi Maynerii: vicende giudiziarie dei secoli XV-XX"

Piero Zanetta: “Le terre novaresi nell’anno 1450

Di Carlo Antonio Molli, Andrea Zanetta,Alfredo Papale:

Borgomanero , tra sacro e proffano.Borgomanero,ossia Memorie e notizie attinenti a Borgomanero desonte dagli antichi monumenti raccolte dall'avv. Carlo Antonio Molli.

Comune Borgomanero: “Un borgofranco Novarese. Dalle orgini al medioevo

AA.VV: Una terra tra due fiumi, la provincia di Novara nella storia: l'età moderna (secoli XV-XVIII)

Ed.Cattaneo: Santo Stefano e la sua nuova chiesa (1933)

Papale-Zanetta-Lomaglio ed altri in :Appunti di Storia Religiosa Borgomanerese.

 

 

 



[1] Mi permetto di sottolineare un errore storico nella definizione del De Vit, in quanto l’oratorio di San Martino poteva  essere frequentato dagli abitanti di Vergano Sotto, ma non potevano ancora chiamarsi abitanti dei Cassinali di S.Stefano, in quanto nel 1710 avevano la propria chiesa dedicata appunto al Santo. Pertanto prima del 1710 erano definiti abitanti di Vergano Inferiore.Inoltre anche i Verganesi di Sopra dal 1597 avevano la propria chiesa.

[3] Dati forniti dal Dott. Alfredo Papale .


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